Mi chiamo Gabriele Vanetti,

sono nato a Varese il 15 Maggio 1984.

Sin da ragazzino, sotto l’influenza di mio padre sono sempre stato attratto dalla fotografia, da come si potesse fermare un unico istante con un semplice click e poterlo rivedere in là nel tempo.

Il mio interesse verso la fotografia aumentò sempre di più, fino a quando a 14 anni i miei genitori mi regalarono la mia prima “macchinetta” fotografica con la quale cominciai, come autodidatta, ad immergermi e a scoprire ancor di più il mondo della fotografia.

Ho viaggiato con i miei genitori ed il loro camper in tutta Europa e ho sempre portato con me la mia piccola macchina fotografica facendo continuamente foto a qualsiasi cosa mi suscitasse interesse (praticamente tutto), era tutto troppo bello!

Passarono gli anni e iniziarono ad uscire le prime reflex digitali, purtroppo ero ancora uno studente e non potevo permettermele, soltanto quando iniziai a lavorare e ad avere qualche soldo riuscii finalmente a comprarmi la mia prima reflex digitale.

Con questa fotocamera ho iniziato a sperimentare diverse tipologie di fotografia dai paesaggi ai ritratti… La curiosità per ogni genere mi portava a confrontarmi con amici e persone conosciute nelle varie comunità presenti in rete… Consigli e critiche mi hanno portato ad approfondire la mie conoscenze soprattutto grazie ad amici fotografi e a vari workshop, ma soprattutto scattando, scattando e ancora scattando.

Senza dubbio un genere fotografico che mi ha sempre appassionato è il genere paesaggistico, che tuttora mi interessa molto, ma da qualche anno a questa parte mi sono sempre più dedicato alla fotografia documentativa, alla fotografia di luoghi dimenticati, abbandonati, luoghi che seppur vuoti sono pregni di storie da raccontare.

Spinto dalla cuorisità e dalla passione verso la fotografia, ho avuto l’occasione di visitare e documentare uno dei luoghi più tragici del pianeta: Chernobyl e la zona di esclusione.

La zona di esclusione è un’area dal raggio di 30km dalla centrale di Chernobyl, un territorio fantasma, vuoto, disabitato, dove “nessuno” può tornare a vivere nelle proprie case, dove la natura sta inghiottendo tutto e dove ancora oggi sono presenti livelli di radioattività molto alti e le “uniche” tracce di vita umana si trovano nel complesso della centrale nucleare di Chernobyl.

Nonostante ciò vi sono delle persone all’interno della zona: sono gli “abitanti invisibili”, ovvero persone (anziane) che sono rientrate a vivere abusivamente nelle loro vecchie case in seguito all’evacuazione (non sono censite ma si contanto circa 20 persone).

Sono stato per un’intera settimana nella zona di esclusione, nella città fantasma di Pripyat e in quello che rimane della centrale nucleare, ho fatto visita a queste persone che cercano di dare un senso alla loro vita che “continua” e di riparare l’irreparabile.

Da tutto questo nasce il reportage intitolato “L’eco di Chernobyl”.

Gabriele Vanetti